Quando passeggiamo tra gli scaffali dei supermercati alla ricerca di una torta confezionata da portare a casa, ci ritroviamo spesso di fronte a confezioni colorate che sembrano urlare la loro bontà attraverso bollini, simboli e claim nutrizionali. Eppure, dietro quella patina di trasparenza e salutismo si nasconde un mondo di strategie di marketing che merita la nostra attenzione critica. Le etichette nutrizionali frontali sono progettate per essere comprese in pochi secondi e influenzare rapidamente la scelta del consumatore, orientando le percezioni di salubrità di un prodotto anche quando il profilo nutrizionale complessivo non è ottimale. Proprio quei prodotti in promozione, che ci sembrano occasioni imperdibili, possono celare insidie nutrizionali che nessun bollino colorato dovrebbe farci dimenticare.
Il linguaggio nascosto dei bollini nutrizionali
I bollini e i simboli sulle confezioni delle torte industriali non sono mai casuali. Ogni elemento grafico risponde a una precisa strategia comunicativa volta a catturare la nostra attenzione in pochi secondi, attraverso schemi a colori, lettere o simboli che facilitano decisioni rapide d’acquisto. Il problema sorge quando questi simboli, pur essendo tecnicamente corretti dal punto di vista normativo, raccontano solo una parte della storia nutrizionale del prodotto.
Il sistema Nutri-Score, ad esempio, sintetizza il profilo nutrizionale in una scala da A a E con colori dal verde al rosso, basandosi su un algoritmo che pondera nutrienti negativi come zuccheri, grassi saturi, sale e apporto energetico, e positivi come fibre, proteine, frutta e verdura. Un Nutri-Score di colore verde o giallo potrebbe portarci a pensare di avere tra le mani un prodotto equilibrato, quando in realtà la valutazione complessiva non sempre riflette aspetti critici per categorie specifiche di consumatori, come chi deve limitare rigorosamente gli zuccheri semplici o i grassi saturi.
La questione diventa ancora più delicata quando parliamo di prodotti in offerta. Le promozioni vengono spesso utilizzate per aumentare la rotazione di specifiche referenze o di categorie ad alto margine, non necessariamente per i prodotti con miglior profilo nutrizionale. La convenienza economica può concentrare l’attenzione sul prezzo, mentre altri aspetti come contenuto di zuccheri e grassi restano in secondo piano.
Il caso emblematico del claim “senza olio di palma”
Tra tutti i bollini e le dichiarazioni presenti sulle confezioni, quella relativa all’assenza di olio di palma ha conquistato negli ultimi anni un posto d’onore. L’uso diffuso del claim “senza olio di palma” nei prodotti da forno confezionati in Italia ed Europa è stato documentato come risposta a preoccupazioni ambientali e nutrizionali legate a questo ingrediente. Ma cosa significa davvero quando leggiamo questa dicitura?
È fondamentale comprendere che l’eliminazione di un ingrediente controverso non trasforma automaticamente un prodotto in una scelta salutare. L’olio di palma è ricco di grassi saturi, ma la sostituzione nei prodotti da forno avviene spesso con altri grassi che possono anch’essi avere contenuti significativi di acidi grassi saturi, come alcuni grassi tropicali o il burro, o con miscele di oli e grassi che mantengono le caratteristiche tecnologiche richieste per texture e conservabilità .
Studi comparativi su prodotti con e senza olio di palma hanno mostrato che, in molti casi, il contenuto totale di grassi e di grassi saturi rimane simile, se non addirittura più elevato, dopo la riformulazione, a seconda del tipo di grasso alternativo impiegato. Il risultato è una torta che sulla carta risulta migliorata agli occhi del consumatore grazie al claim, ma che sul piano nutrizionale può presentare un profilo molto simile alla versione precedente per quanto riguarda apporto energetico e quota di grassi saturi.
Zuccheri e additivi: i grandi assenti dalla comunicazione visiva
Mentre la nostra attenzione viene catturata da bollini rassicuranti e claim positivi, gli elementi davvero critici di molte torte confezionate rimangono nell’ombra della tabella nutrizionale. Gli zuccheri, per esempio, raramente vengono evidenziati con la stessa enfasi riservata ad altri aspetti. Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , l’assunzione di zuccheri liberi negli adulti e nei bambini dovrebbe essere ridotta a meno del 10% dell’apporto energetico totale, con un’ulteriore riduzione sotto il 5% che fornirebbe benefici addizionali per la salute.
Una porzione di dolce industriale da forno può facilmente contenere diversi cucchiaini di zuccheri semplici: 4 grammi di zucchero corrispondono approssimativamente a un cucchiaino raso, e non è raro che una fetta di torta o merendina superi i 15-20 grammi di zuccheri per porzione, contribuendo in modo sostanziale al raggiungimento o superamento della soglia giornaliera raccomandata. Molti prodotti confezionati per la colazione e prodotti da forno presentano frequentemente concentrazioni di zuccheri totali tra il 20% e oltre il 30% in peso.

Gli additivi rappresentano un altro capitolo spesso trascurato nella comunicazione in evidenza. Conservanti, emulsionanti, agenti lievitanti e coloranti sono presenti in quantità che rispettano i limiti di sicurezza stabiliti a livello europeo dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare e dalla normativa sugli additivi alimentari. Tuttavia, la loro presenza combinata contribuisce a rendere il prodotto una formulazione tecnologicamente complessa, lontana dal modello di una torta casalinga composta da pochi ingredienti di base come farina, uova, zucchero, grassi e agenti lievitanti semplici.
Come orientarsi tra le promozioni
Le offerte speciali sulle torte confezionate meritano un’attenzione particolare. Le analisi sulle strategie promozionali nella grande distribuzione mostrano che i prodotti altamente trasformati, ricchi di zuccheri, sale e grassi, vengono spesso promossi più frequentemente rispetto agli alimenti freschi e minimamente trasformati, contribuendo a indirizzare le scelte dei consumatori verso opzioni meno salutari. La convenienza economica non dovrebbe quindi farci abbassare la guardia rispetto alla qualità nutrizionale.
Per navigare consapevolmente tra gli scaffali, è essenziale sviluppare alcune competenze di lettura che vadano oltre i bollini in evidenza:
- Consultare sempre la tabella nutrizionale completa, senza fermarsi ai simboli riassuntivi sulla parte frontale della confezione
- Verificare la lista ingredienti, ricordando che sono elencati in ordine decrescente di quantitÃ
- Calcolare le porzioni reali, perché i valori nutrizionali dichiarati si riferiscono spesso a porzioni teoriche inferiori a quelle effettivamente consumate
- Confrontare prodotti simili non solo per prezzo, ma anche per composizione nutrizionale
La responsabilità condivisa tra industria e consumatori
L’industria alimentare ha il dovere di fornire informazioni complete e non fuorvianti. La normativa europea in materia di etichettatura vieta esplicitamente le indicazioni che possono indurre in errore il consumatore attribuendo ai prodotti caratteristiche particolari quando, di fatto, sono comuni a prodotti analoghi o quando la presentazione enfatizza eccessivamente un singolo aspetto. Tuttavia, i sistemi di etichettatura attuali lasciano margini per valorizzare alcuni elementi come specifici claim nutrizionali o di assenza di ingredienti a discapito di altri.
Come consumatori abbiamo la responsabilità di educarci a una lettura più approfondita e meno superficiale. Le strategie di promozione e di esposizione nei punti vendita, come posizionamento a fine corsia, sugli scaffali ad altezza occhi o in prossimità delle casse, sono note per influenzare in modo significativo le scelte, specie per i prodotti dolci e gli snack. Dedicare qualche minuto in più alla scelta di una torta confezionata, verificando non solo il prezzo ma anche la composizione effettiva, rappresenta un investimento sulla nostra salute e su quella di chi amiamo.
Le promozioni possono essere ottime opportunità , ma solo quando il prodotto scontato risponde realmente ai nostri criteri di qualità nutrizionale. La vera convenienza non si misura esclusivamente in termini economici immediati, ma nella capacità di fare scelte informate che considerino il valore nutritivo complessivo e il ruolo di quel prodotto nel contesto della dieta abituale. Numerosi studi epidemiologici hanno infatti collegato un consumo frequente di alimenti ultra-processati, spesso ricchi di zuccheri e grassi saturi, a un aumento del rischio di obesità , malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.
Un prodotto costoso ma squilibrato non rappresenta mai un buon affare, così come uno sconto su una torta ricca di zuccheri e grassi saturi non dovrebbe farci dimenticare le possibili conseguenze a lungo termine di scelte alimentari ripetute nel tempo. La conoscenza rimane il nostro strumento più efficace per trasformare ogni spesa in un atto di tutela consapevole della nostra salute.
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