Quando acquistiamo merendine confezionate per la colazione o per uno spuntino veloce, tendiamo a fidarci delle informazioni nutrizionali riportate sulla confezione. Eppure, esiste una strategia di marketing tanto sottile quanto diffusa che può trasformare anche il prodotto apparentemente più innocuo in una scelta meno salutare di quanto sembri: parliamo della manipolazione delle dimensioni delle porzioni dichiarate in etichetta.
La matematica nascosta delle etichette nutrizionali
Avete mai notato come alcune merendine riportino valori nutrizionali stranamente contenuti? Magari trovate indicazioni che parlano di sole 120 calorie o 8 grammi di zucchero, cifre che appaiono ragionevoli per uno snack. Il trucco sta nei dettagli: quei valori si riferiscono a porzioni minuscole, spesso di 30 grammi o addirittura inferiori, quando il contenuto reale della confezione ne pesa 60, 80 o più grammi.
Questa pratica, perfettamente legale dal punto di vista normativo, sfrutta un meccanismo psicologico preciso. Il consumatore medio dedica pochi secondi alla lettura dell’etichetta e difficilmente moltiplica mentalmente i valori per capire quanto effettivamente consumerà . Il risultato? Una percezione distorta della reale densità calorica e del contenuto di zuccheri, grassi e sale del prodotto acquistato.
Quando una porzione non corrisponde alla realtÃ
Il problema diventa particolarmente rilevante se consideriamo le abitudini alimentari concrete. Raramente qualcuno consuma metà merendina per poi richiudere accuratamente l’altra metà . La dimensione delle confezioni viene studiata proprio per essere consumata interamente in un’unica occasione, eppure i valori nutrizionali continuano a riferirsi a frazioni teoriche che non rispecchiano l’uso reale.
Prendiamo un esempio pratico: una merendina da 50 grammi che riporta valori nutrizionali calcolati su 25 grammi. Se l’etichetta indica 6 grammi di zucchero per porzione, state in realtà consumando 12 grammi. L’OMS raccomanda 25 grammi di zuccheri liberi al giorno in condizioni ideali, con un massimo di 50 grammi per un adulto con fabbisogno di 2000 kcal. Quella singola merendina rappresenta quindi una porzione significativa del limite giornaliero raccomandato, non una frazione minima come potrebbe sembrare da una lettura superficiale.
Le categorie più a rischio di fraintendimento
Alcune tipologie di merendine risultano particolarmente insidiose in questo senso. Le confezioni multipack contengono due o più pezzi ma dichiarano i valori per singolo pezzo, quando l’esperienza d’uso tipica prevede il consumo di tutti i pezzi presenti. Gli snack mignon sono prodotti di piccole dimensioni dove la porzione dichiarata corrisponde a quantità irrisorie come 20 o 25 grammi.
Anche le merendine formato famiglia presentano confezioni più grandi dove la porzione indicata rappresenta una frazione minima del contenuto totale. Infine, i prodotti etichettati come “light” o “ridotti” amplificano la riduzione calorica usando porzioni particolarmente piccole come riferimento, creando un’illusione ancora più marcata di leggerezza nutrizionale.

Come difendersi dalle porzioni ingannevoli
La consapevolezza rappresenta la prima forma di difesa. Imparare a leggere correttamente le etichette richiede pochi accorgimenti ma fa un’enorme differenza nelle scelte quotidiane.
Controllate sempre il peso della porzione di riferimento, riportato in alto nella tabella nutrizionale. Se trovate valori inferiori ai 40-50 grammi per prodotti solidi, considerate che probabilmente consumerete quantità maggiori. Calcolate i valori per 100 grammi, parametro che le etichette riportano con i valori per 100 grammi in una colonna separata della tabella nutrizionale. Questo parametro standardizzato permette confronti reali tra prodotti diversi, eliminando le distorsioni create dalle porzioni arbitrarie.
Valutate il numero di pezzi contenuti nella confezione rispetto alla porzione dichiarata. Se la confezione contiene due merendine ma i valori si riferiscono a una sola, dovrete raddoppiare mentalmente tutti i numeri per conoscere l’apporto reale.
Il contesto normativo e le prospettive future
La legislazione europea in materia di etichettatura alimentare stabilisce l’obbligo di riportare le informazioni nutrizionali per 100 grammi o 100 millilitri, garantendo così un parametro di confronto oggettivo. Tuttavia, consente ai produttori di aggiungere volontariamente i valori riferiti a porzioni, senza specificare rigidamente cosa costituisca una porzione realistica.
Alcuni organismi di tutela dei consumatori stanno sollecitando normative più stringenti che obblighino a dichiarare porzioni corrispondenti all’effettivo consumo medio, basate su dati comportamentali reali anziché su quantità teoriche. Nel frattempo, diversi sistemi di etichettatura nutrizionale frontale, come il Nutri-Score, calcolano i punteggi sempre su 100 grammi proprio per evitare distorsioni legate alle porzioni.
L’impatto sulla salute pubblica
Questa questione travalica il semplice aspetto commerciale per assumere rilevanza sanitaria. Le persone che cercano di controllare l’apporto calorico, limitare gli zuccheri o gestire condizioni come il diabete o il sovrappeso, rischiano di vanificare i propri sforzi basandosi su informazioni che, pur formalmente corrette, risultano praticamente fuorvianti.
I genitori che scelgono merendine per i propri figli credendo di offrire uno spuntino moderato potrebbero inconsapevolmente fornire apporti nutrizionali ben superiori alle intenzioni. La trasparenza vera non consiste solo nel fornire dati tecnicamente accurati, ma nel comunicarli in modo che rispecchino l’utilizzo reale del prodotto.
Diventare consumatori consapevoli significa andare oltre la superficie delle informazioni, dedicare qualche secondo in più alla lettura critica delle etichette e sviluppare quell’attenzione che trasforma l’acquisto da gesto automatico a scelta informata. Solo così possiamo proteggere concretamente la nostra salute e quella di chi ci sta a cuore, evitando che tecniche di presentazione legali ma ambigue influenzino negativamente la nostra alimentazione quotidiana.
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