Il nonno ha raccontato ai nipoti i suoi fallimenti più imbarazzanti: quello che è successo dopo ha spiazzato tutti i genitori

Quando un nonno osserva nei propri nipoti segnali di insicurezza cronica, si trova di fronte a una delle sfide educative più delicate del nostro tempo. La paura di sbagliare nei bambini non è semplicemente timidezza: rappresenta spesso l’interiorizzazione di aspettative rigide, confronti continui e una cultura della perfezione che permea la società contemporanea. Gli studi della psicologa Carol Dweck dell’Università di Stanford hanno dimostrato come la mentalità con cui un bambino affronta gli errori determini la sua capacità di apprendimento e resilienza futura.

I nonni possiedono un vantaggio strategico rispetto ai genitori in questo contesto: la distanza emotiva. Non essendo responsabili primari dell’educazione, possono creare quello spazio psicologico sicuro dove il fallimento diventa esperienza anziché giudizio. Come figure della socializzazione secondaria, i nonni trasmettono valori e aiutano i bambini ad avere un’altra visione del mondo, rappresentando un punto di riferimento essenziale nella loro crescita.

Decodificare i segnali nascosti dell’autosvalutazione

Prima di intervenire, occorre riconoscere le manifestazioni sottili della scarsa autostima. Un bambino che rinuncia prima di provare, che dice “tanto non sono capace”, che evita giochi competitivi o che chiede conferme continue sta comunicando un disagio profondo. Secondo le ricerche di Albert Bandura sulla self-efficacy, questi comportamenti si cristallizzano rapidamente se non affrontati, creando schemi mentali che persisteranno nell’età adulta.

La svalutazione si nasconde anche dietro il perfezionismo paradossale: quel bambino che strappa il disegno perché “non è venuto bene” sta già applicando standard irraggiungibili che qualcuno, involontariamente, gli ha trasmesso.

La narrazione delle proprie imperfezioni

Una strategia potente che i nonni possono adottare consiste nel raccontare episodi autentici della propria vita in cui hanno fallito. Non storie edulcorate con finali edificanti, ma resoconti sinceri di errori, cadute, progetti naufragati. La psicologa Kristin Neff, pioniera degli studi sulla self-compassion, sottolinea come l’esposizione a narrazioni di fallimento normalizzate riduca l’ansia da prestazione nei bambini.

Raccontare di quella volta che il nonno ha bruciato la cena per gli ospiti, di quando la nonna ha sbagliato strada e si è persa, di esami non superati o progetti lavorativi falliti, trasforma l’errore da catastrofe personale a componente naturale dell’esperienza umana. Il messaggio implicito diventa: “Anche le persone che ami e rispetti sbagliano continuamente”.

Il laboratorio dell’imperfezione

Creare situazioni strutturate dove l’errore è non solo permesso ma celebrato rappresenta un intervento educativo rivoluzionario. I nonni possono istituire contesti dove la sperimentazione prevale sul risultato, ambienti in cui il bambino si sente libero di provare senza il timore del giudizio.

Cucinare insieme ricette inventate che probabilmente non riusciranno, costruire con mattoncini creazioni destinate a crollare nel modo più spettacolare, raccogliere disegni “sbagliati” ed esporli con orgoglio spiegando cosa si è imparato da ciascuno: ogni attività diventa un’occasione per normalizzare l’imperfezione. Anche inventare storie dove il protagonista prova diverse soluzioni, molte sbagliate, prima di trovare quella funzionante insegna che il percorso tortuoso è la norma, non l’eccezione.

Il linguaggio che costruisce sicurezza

Le parole dei nonni pesano enormemente nella costruzione dell’autostima. Secondo gli studi neuroscientifici di Richard Davidson, il cervello infantile è particolarmente sensibile al tono emotivo con cui vengono accolte le sue azioni. Sostituire “Bravo!” generico con feedback specifici cambia radicalmente l’impatto educativo.

Invece di lodare il risultato (“Che bel disegno!”), valorizzare il processo: “Ho notato quanta pazienza hai avuto nel colorare tutti quei dettagli” oppure “Mi piace come hai continuato a provare quando il castello crollava”. Questa distinzione, apparentemente sottile, sposta l’attenzione dall’approvazione esterna alla soddisfazione intrinseca.

Quando il bambino sbaglia, evitare minimizzazioni (“Non è niente”) o correzioni immediate. Provare invece: “Interessante! Cosa pensi che sia successo?” oppure “Gli errori sono informazioni preziose: cosa ci insegna questo?”. Il neurologo Stanislas Dehaene ha dimostrato che il cervello apprende proprio attraverso la percezione dell’errore, che genera un segnale di allerta cognitivo fondamentale.

Costruire routine di micro-successi

La ricerca di Martin Seligman sulla psicologia positiva evidenzia come l’autostima si costruisca attraverso l’accumulo di piccole esperienze di padronanza. I nonni possono strutturare attività graduali dove il nipote sperimenta progressi tangibili: dalla cura di una pianta, a ricette sempre più complesse, a progetti manuali che si completano in più sessioni.

Quale errore dei tuoi nonni ricordi con più affetto?
Ricette in cucina finite male
Strade sbagliate in macchina
Progetti manuali crollati insieme
Giochi inventati che non funzionavano
Non ricordo loro sbagliare mai

L’elemento cruciale è la progressione visibile: documentare fotograficamente le tappe, tenere un diario condiviso dei traguardi, creare “attestati di coraggio” non per i successi ma per i tentativi coraggiosi. Ogni piccolo passo diventa la prova concreta che le capacità crescono con l’esercizio e la perseveranza.

Quando coinvolgere i genitori

Se l’insicurezza dei nipoti è marcata, i nonni dovrebbero aprire un dialogo delicato con i genitori, evitando critiche ma condividendo osservazioni. Frasi come “Ho notato che Marco si blocca quando sbaglia, ho pensato potessimo insieme aiutarlo a sentirsi più libero di sperimentare” aprono collaborazioni anziché conflitti generazionali.

L’obiettivo finale è costruire una rete familiare coerente dove tutti gli adulti di riferimento trasmettano lo stesso messaggio: sei amato incondizionatamente, indipendentemente dalle tue performance. Un bambino che respira questa certezza nelle relazioni con i nonni sviluppa quella sicurezza di base che diventerà la sua risorsa più preziosa nell’affrontare le sfide della vita. La presenza dei nonni diventa così uno spazio protetto dove sperimentare, fallire e crescere senza paura, un dono che segnerà il carattere dei nipoti per sempre.

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